In Conversando con

Conversando con Arturo Diaconale

Intervista di Valter Vecellio
Napoli, 30 gennaio 2016

Intervista di Valter Vecellio ad Arturo Diaconale, giornalista, consigliere di Amministrazione della RAI.

L’intervista è stata registrata domenica 31 gennaio 2016 alle ore 11:00.

Nel corso dell’intervista sono stati trattati i seguenti temi: Cultura, Giornalismo, Giornalisti, Informazione, L’opinione, Liberalismo, Politica, Radicali Italiani, Rai, Servizi Pubblici, Sviluppo.

Questa intervista è disponibile anche nella sola versione audio.

Trasmissione a cura del Congresso Mondiale per la Libertà della e nella Cultura.

Fonte: Radio Radicale

Domanda: Arturo Diaconale; è un amico: ci si conosce da trent’anni. E’ direttore di un giornale per alcuni anni settimanale, poi quotidiano; adesso è un giornale online; è augurabile che possa tornare prima o poi in edicola. Si chiama “L’Opinione”: uno dei giornali più antichi d’Italia: era il giornale di Camillo Cavour; poi è diventato l’organo del Partito Liberale, infine Diaconale ha ‘raccolto’ la testata e continua a portarla avanti. Da qualche mese Diaconale fa parte del Consiglio di Amministrazione della RAI; aggiungiamo che è giornalista di lunghissimo corso, una firma de “Il Giornale” dai tempi di Indro Montanelli; un’esperienza televisiva nelle reti Mediaset; insomma: un nutrito curriculum professionale. Abbiamo omesso qualcosa?

Diaconale: “No, no, non avete omesso nulla. Magari si può aggiungere che sono molto contento di poter militare nell’Associazione per la Libertà della e nella Cultura…”.

D.: Cominciamo dal tuo nuovo lavoro, quello di componente del Consiglio di Amministrazione… Siete espressione di varie arie politiche, di vari filoni culturali, alcuni sono ambito centrosinistra, altri ambito centrodestra; nominati, insomma, con criteri che possono essere più o meno accettabili, più o meno discutibili, comunque siete espressione di quello che comunque c’è nel Parlamento che, a sua volta, è espressione di quello che in un certo momento il Paese ha votato. Quali sono i vostri compiti, le vostre funzioni?

Diaconale: “Noi siamo stati eletti dalla Commissione parlamentare di vigilanza: quindi siamo stati eletti dal Parlamento. Siamo stati eletti sulla base della famosa legge Gasparri, che adesso, però, è stata rinnovata dalla nuova legge che dovrebbe garantire, attraverso l’elezione parlamentare, il pluralismo delle culture, delle opinioni, delle idee, dei sentimenti e degli interessi presenti nel Paese. Questo pluralismo è alla base del servizio pubblico. Che cosa è che giustifica il servizio pubblico radiotelevisivo nel nostro Paese? Il pluralismo. Quindi noi, come Consiglio di Amministrazione, dobbiamo avere due compiti: quello dell’indirizzo generale, del controllo, ma soprattutto quello di garanzia dell’esistenza della ragione stessa del servizio pubblico, che è il pluralismo. Fino a qualche anno fa, i consiglieri di amministrazione all’interno della RAI svolgevano una funzione aggiuntiva, con una battuta, non mi ricordo chi, ha detto che ogni consigliere di amministrazione si considerava un direttore generale aggiuntivo, per cui volevano avere compiti di gestione di interessi diretti nella organizzazione dell’azienda. Perché? Perché attraverso questa ingerenza potevano esercitare quella che è stata definita la lottizzazione. È successo per tantissimi anni, per qualche decennio: è dal 1975 che la RAI viene lottizzata sulla base di questo criterio, che scambia il pluralismo per lottizzazione, ma adesso non è più così; perché nella precedente gestione dell’azienda, ad esempio, esiste una circolare che non è stata mai sconfessata nell’attuale, dell’allora direttore generale Gubitosi, in cui si impone a tutti quanti i dipendenti della RAI di non avere rapporti diretti con i consiglieri di amministrazione, ma di passare attraverso la segreteria del direttore generale”.

D.: Per capirci: in base a quella circolare io dipendente RAI non potrei neanche più stringere la mano?

Diaconale: “In base a quella circolare, noi non dovremmo avere rapporti comunque riguardanti la RAI. Possiamo avere rapporti personali, ma non riguardanti l’azienda. Questa separazione, secondo me, è abbastanza corretta: costituisce un argine alla cosiddetta lottizzazione, ed è sacrosanta; però non definisce il ruolo che il Consiglio di Amministrazione deve avere adesso. Dopo la legge di riforma RAI di “riforma”, il ruolo del Consiglio di Amministrazione, a mio parere è diventato un ruolo di assoluta importanza, proprio per la difesa di quei valori di libertà e di pluralismo di cui stavamo parlando. Perché la nuova legge RAI, quella che entrerà in vigore per la nomina del nuovo Consiglio d’Amministrazione, quando noi scadremo tra due anni e mezzo, nel 2018, trasporta la RAI da emanazione del Parlamento a diretta emanazione del Governo”.

D.: Spieghiamolo bene questo punto, per favore.

Diaconale: “Finora il Consiglio di Amministrazione veniva eletto dal Parlamento; successivamente, quando entrerà in vigore la nuova legge, che intanto è entrata in parte in vigore trasformando i poteri del direttore generale in quelli di amministratore delegato, imporrà l’elezione del Consiglio di Amministrazione attraverso una nuova procedura: due Consigli di Amministrazione saranno eletti direttamente dalla Camera, a maggioranza semplice; siccome la Camera sarà eletta sulla base dell’Italicum e la maggioranza presente nella Camera sarà blindata dal premio di maggioranza, i due rappresentanti della Camera in Consiglio d’Amministrazione RAI saranno espressione, fatalmente, della maggioranza di Governo. Lo stesso vale per i due che verranno eletti dal Senato che, a sua volta, sarà il Senato riformato”.

D.: Dai per scontato che il referendum che ci sarà ottobre darà il risultato che il Presidente del Consiglio Renzi si augura…

Diaconale: “Non lo do per scontato. Do però per scontato un disegno complessivo che, attraverso il combinato disposto della legge elettorale, della riforma del Senato e della legge sulla RAI, trasferisce la RAI dal Parlamento al Governo. È un ritorno al passato, se vogliamo, è un ritorno all’EIAR: quando era il Governo che controllava direttamente il servizio pubblico. Allora secondo me, questo Consiglio di Amministrazione ha un ruolo importante, quello di difendere il pluralismo”.

D.: In più il direttore generale viene nominato anche lui da Palazzo Chigi

Diaconale: “Viene nominato dai consiglieri di amministrazione, che sono emanazione… Avremo un vertice dell’azienda radiotelevisiva di Stato che sarà espressione del Governo. Questa è una logica di spoils system, che può essere anche accettata, ma occorre avere dei bilanciamenti. Altrimenti va ad inficiare la funzione del servizio pubblico, quello del rispetto del pluralismo; se non c’è questa funzione, perché ci deve essere il servizio pubblico? Se il servizio pubblico non è pluralista, non è servizio pubblico. È al servizio del potere dominante. Il rischio sul funzionamento della democrazia nel nostro Paese diventa un rischio importante, se si tiene conto che la RAI, grazie alla modifica della legge e del canone che è stato inserito nella bolletta per combattere l’evasione, potrà contare su risorse aggiuntive notevoli che la metteranno in condizione, di essere l’elemento dominante nel mercato informativo italiano, un elemento di particolare forza”.

D.: Ci metti in guardia, diciamo, dai pericoli che si corrono, “domani”. Però c’è anche un problema dell’“oggi”. Faccio due nomi: Marco Pannella da una parte, il leader della Destra Francesco Storace dall’altra… In tutti i talk show, i programmi di approfondimento radio-televisivi, dove si dà conto di posizioni politiche, ecco, questi due non hanno diritto di cittadinanza; è come se non esistessero, cancellati. Per questo dico che c’è un problema di “domani”, ma soprattutto ce n’è uno dell’“oggi”…

Diaconale: “Ne sono ben consapevole…”.

D.: Come se ne esce?

Diaconale: “E uno dei compiti che mi sono dato: quello di cercare di incidere su questa riduzione di pluralismo esistente all’interno della RAI; la riduzione di pluralismo non riguarda soltanto alcune persone, alcuni personaggi politici, perché oggettivamente è vero, la presenza di Pannella nella RAI pubblica è una presenza che è sempre stata molto ridotta, un po’ perché i conduttori e i giornalisti lo temono…”.

D.: Lo temono?

Diaconale: “Lo temono perché Marco tracima…”.

D.: È fluviale, va bene…”

Diaconale: “È fluviale e quindi saperlo gestire, poterlo gestire diventa complicato; c’è questa sorta di timore, che non nasce solo da una pregiudiziale politica; nasce da un timore che, in alcuni casi, addirittura, è reverenziale. Poi non nascondo che ci siano dei problemi anche di natura politica nei confronti di Pannella, così come nei confronti di Storace…”.

D.: E’ soprattutto nei programmi di approfondimento politico che si accentua questa cosa; inoltre spesso si imbastiscono, letteralmente, dei processi prima ancora che i processi veri siamo posti in essere…

Diaconale: “Debbo dire che alle volte sobbalzo sulla sedia quando vedo certi servizi che mi raccontano di vicende, inchieste o arresti per cui sono tutti quanti già colpevoli…Non è un problema personale, è un problema culturale. Ma lo trasporto anche su altri settori. In Consiglio d’Amministrazione abbiamo affrontato il problema delle fiction. La RAI ha trasformato il filone, diciamo, della mafia in una sorta di vecchio filone western cinematografico e non c’è una sola fiction che… Ho partecipato all’ultimo Congresso di Nessuno Tocchi Caino ad Opera, a Milano…”.

D.: …il Carcere di Opera….

Diaconale: “Il carcere di Opera, sì. E si è evidenziato un problema gigantesco, quello dell’ergastolo…”

D.: L’ergastolo ostativo…

Diaconale: “Per l’appunto. Esiste una fiction che parli di questo fenomeno?
No. E’ un fenomeno grave. Un fenomeno che riporta indietro di duecento anni il paese di Cesare Beccaria. Credo che la RAI, come servizio pubblico, debba avere un’attenzione anche per questi aspetti, per gli aspetti della carcerazione preventiva. Il problema della giustizia è che non deve essere intesa come la legalità che colpisce, ma come la legalità fondata sul rispetto dei diritti dei cittadini. E’ un’azione difficile, non devi cambiare i comportamenti, devi cambiare sostanzialmente i modi di pensare, che nascono da certi tipi di cultura dominante che vengono introiettati automaticamente soprattutto nelle nuove generazioni di giornalisti, che trovano normale, che ne so, trattare Bossetti come un criminale incallito, anche se non c’è nessuna sentenza passata in giudicato, ed è ancora sulla fase dell’inchiesta, oppure possono trovare normale che la RAI, poi, trasmette i filmati delle procure che per motivi, diciamo, di sintesi vengono ristretti in funzione di supporto della pubblica accusa, che non è tanto normale in realtà, però c’è, funziona, si trova, avviene così. Quindi la difesa del pluralismo si deve basare anche su questi terreni: da una parte occorre garantire a ciascuna componente politica del Paese lo spazio adeguato all’interno del servizio pubblico; dall’altro, va garantita la presenza di più culture all’interno del servizio pubblico”.

D.: Manca il gusto di raccontare…Al congresso di Nessuno Tocchi Caino a Opera, per esempio, si sono verificate cose sorprendenti: un giudice emerito della Corte costituzionale ed ex ministro della giustizia, Giovanni Maria Flick, dice di essere favorevole all’abolizione dell’ergastolo; il direttore del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, Santi Consolo, prende anche lui un’analoga posizione. Lo stesso direttore del carcere dice: “Guardate l’ergastolo così come viene concepito non serve a niente e, poi, comunque è in contraddizione con la Costituzione che dice che la pena deve tendere a un recupero della persona, quindi o cambiate la Costituzione o cambiate…”
Ecco, su questi aspetti è mancato un “Porta a Porta”, un “Virus”, un qualsiasi programma di approfondimento. Da questo punto di vista, c’è un deficit che è grave, e qui scattate voi, voi come Consiglio, dovreste essere quantomeno di indirizzo…

Diaconale: “Certo”.

D.: Il Presidente del Consiglio Renzi si è molto commosso e ha mandato un messaggio di cordoglio, come è giusto che sia, alla notizia di quel povero bambino che in Burkina Faso viene ammazzato dai terroristi; e ne hanno parlato tutti. Contemporaneamente, c’è stata in Siria una strage di tre o quattrocento persone anche quelle donne e bambini; e non ne ha parlato nessuno… Il servizio pubblico non dovrebbe ignorare quei trecento bambini, solo perché non sono italiani… Oltretutto è un’operazione miope: dovrebbe essere interesse di tutti far sapere il più possibile che questi terroristi non uccidono solo occidentali, cristiani, ebrei, ma anche – e soprattutto – persone della loro religione, dei loro paesi…

Diaconale: “Il problema è proprio questo: bisogna essere consapevoli delle nostre responsabilità. Credo che come Consiglio d’Amministrazione si debba avere questa consapevolezza e compiere ogni sforzo per poter correggere, indirizzare i modi con cui si deve compiere questo sforzo; però rimangono indefiniti; perché o si torna al vecchio metodo, diciamo di tipo lottizzatorio, allora io cerco di piazzare persone che possono esprimere determinate idee, e questo non si può più fare…oltretutto non saprei neppure farlo, non fa parte del mio modo di essere… Mi piacerebbe però avere una serie di regole per poter indirizzare in maniera più efficace in funzione del rispetto dell’apertura a tutte quante le idee circolanti nel Paese, senza pregiudiziali di sorta…, perché avete ragione: bisogna dare le notizie in tutti i modi e in tutte le maniere, anche quelle che possono sembrare poco interessanti: per cui non deve accadere che il bambino italiano ucciso nel Burkina Faso abbia un certo tipo di impatto e i trecento uccisi ogni giorno in Siria, un altro minore. Se poi mi domandate che cosa si può cominciare a fare, vi rispondo che parlo, intervengo, dico la mia…cerco di dire e di manifestare le mie opinioni in maniera corretta, responsabile, non offensiva…”.

D.: Sei un don Chisciotte solitario, o nel Consiglio trovi alleati?

Diaconale: “Devo dire che su queste tematiche mi sembra di trovare sintonia anche con altri, naturalmente con sensibilità diverse. Sono convinto che il servizio pubblico deve affrancarsi dalla schiavitù che molte volte diventa una cortina fumogena, l’alibi dell’audience. Se la RAI usufruisce di un finanziamento pubblico consistente , i soldi dei contribuenti e ne usufruisce perché deve garantire appunto il pluralismo, allora la logica dell’audience non può valere sempre: non ci si può comportare in RAI come se ci si fosse in un’azienda commerciale, dove la legge dell’audience è quella che domina. La legge dell’audience, all’interno della RAI, dovrebbe essere bilanciata dalla necessità di dare spazio a tutte le voci, anche a quelle che magari non richiamano particolare ascolto”.

D.: Una volta, molti anni fa, c’era una doppia ricerca: l’indice di ascolto, da una parte; l’indice di gradimento, dall’altra. Forse lo dovreste ripristinare…

Diaconale: “Lo credo anch’io; ma c’è tanto da fare; per esempio andrebbero valutati co maggiore attenzione i costi delle reti, il modo in cui i contenitori vengono realizzati: molto spesso sono costosi teatrini per pochi, i soliti noti; attorno alla ripetitività di certi contenitori, si possono creare sacche di interessi, non voglio dire di illegalità, ma di interesse, che difficilmente poi possono essere scalzati. Bisogna fissare dei criteri. Per esempio: sempre sulle fiction, bisognerebbe fissare dei parametri per cui si sceglie questa fiction piuttosto che un’altra. Bisogna approfondire queste tematiche, vedere i costi e le spese reali… E poi c’è un grande aspetto, quello della innovazione tecnologica, su cui la RAI si deve misurare. La RAI, finora non dico abbia ignorato il mondo del web, della Rete, ma l’ha tenuto ai margini; questo è un altro terreno su cui bisogna compiere una grande azione di innovazione e recuperare il terreno perduto. Perché se io voglio andare a vedere una notizia mi collego sul sito di uno dei tanti giornali cartacei e non vado sulla RAI? E’ una cosa bizzarra, la RAI ha più filmati di tutti”.

D.: Ho questa impressione: la RAI è una Ferrari guidata come se fosse una Cinquecento; al tempo stesso è una Cinquecento che si vuole corra come una Ferrari; all’interno della RAI, ci sono delle grandissime potenzialità a livello professionale, basterebbe poco per motivarle. Però si fa di tutto per farli lavorare poco e male…

Diaconale: “Mi rendo conto che esiste la necessità di cambiare.
Dite bene: la RAI è una grande azienda con grandissime potenzialità, ha professionalità incredibili e quindi può compiere imprese inenarrabili; ma sulla RAI grava lo stesso vizio che grava su tutto quanto il paese; ci sono apparati burocratici talmente forti, meccanismi talmente paralizzanti capaci di inquinare qualsiasi cosa”.

D.: C’è un paese che sta letteralmente morendo di sete. L’Etiopia. Come ti spieghi che quei milioni di morti non siano notizia?

Diaconale: “E’ una domanda a cui non so rispondere. Non so perché non si accendano queste lampadine. È bene però, che queste lampadine si accendano. Mi farò carico di sollevare il problema e verificare se e come si possa fare e si possa trovare spazi per notizie di questo genere. Questo fa parte, credo, dei compiti di indirizzo del Consiglio d’Amministrazione, e credo che questo sia giusto poterlo fare”.

D.: Hai preso un impegno.

Diaconale: “Cercherò di rispettarlo, è una promessa”.

(trascrizione non rivista dall’autore)

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Intervista di Valter Vecellio ad Arturo Diaconale, giornalista, consigliere di Amministrazione della RAI.

L’intervista è stata registrata domenica 31 gennaio 2016 alle ore 11:00.

Nel corso dell’intervista sono stati trattati i seguenti temi: Cultura, Giornalismo, Giornalisti, Informazione, L’opinione, Liberalismo, Politica, Radicali Italiani, Rai, Servizi Pubblici, Sviluppo.

Questa intervista è disponibile anche nella sola versione audio.

Trasmissione a cura del Congresso Mondiale per la Libertà della e nella Cultura.

Fonte: Radio Radicale

+ TESTO

Domanda: Arturo Diaconale; è un amico: ci si conosce da trent’anni. E’ direttore di un giornale per alcuni anni settimanale, poi quotidiano; adesso è un giornale online; è augurabile che possa tornare prima o poi in edicola. Si chiama “L’Opinione”: uno dei giornali più antichi d’Italia: era il giornale di Camillo Cavour; poi è diventato l’organo del Partito Liberale, infine Diaconale ha ‘raccolto’ la testata e continua a portarla avanti. Da qualche mese Diaconale fa parte del Consiglio di Amministrazione della RAI; aggiungiamo che è giornalista di lunghissimo corso, una firma de “Il Giornale” dai tempi di Indro Montanelli; un’esperienza televisiva nelle reti Mediaset; insomma: un nutrito curriculum professionale. Abbiamo omesso qualcosa?

Diaconale: “No, no, non avete omesso nulla. Magari si può aggiungere che sono molto contento di poter militare nell’Associazione per la Libertà della e nella Cultura…”.

D.: Cominciamo dal tuo nuovo lavoro, quello di componente del Consiglio di Amministrazione… Siete espressione di varie arie politiche, di vari filoni culturali, alcuni sono ambito centrosinistra, altri ambito centrodestra; nominati, insomma, con criteri che possono essere più o meno accettabili, più o meno discutibili, comunque siete espressione di quello che comunque c’è nel Parlamento che, a sua volta, è espressione di quello che in un certo momento il Paese ha votato. Quali sono i vostri compiti, le vostre funzioni?

Diaconale: “Noi siamo stati eletti dalla Commissione parlamentare di vigilanza: quindi siamo stati eletti dal Parlamento. Siamo stati eletti sulla base della famosa legge Gasparri, che adesso, però, è stata rinnovata dalla nuova legge che dovrebbe garantire, attraverso l’elezione parlamentare, il pluralismo delle culture, delle opinioni, delle idee, dei sentimenti e degli interessi presenti nel Paese. Questo pluralismo è alla base del servizio pubblico. Che cosa è che giustifica il servizio pubblico radiotelevisivo nel nostro Paese? Il pluralismo. Quindi noi, come Consiglio di Amministrazione, dobbiamo avere due compiti: quello dell’indirizzo generale, del controllo, ma soprattutto quello di garanzia dell’esistenza della ragione stessa del servizio pubblico, che è il pluralismo. Fino a qualche anno fa, i consiglieri di amministrazione all’interno della RAI svolgevano una funzione aggiuntiva, con una battuta, non mi ricordo chi, ha detto che ogni consigliere di amministrazione si considerava un direttore generale aggiuntivo, per cui volevano avere compiti di gestione di interessi diretti nella organizzazione dell’azienda. Perché? Perché attraverso questa ingerenza potevano esercitare quella che è stata definita la lottizzazione. È successo per tantissimi anni, per qualche decennio: è dal 1975 che la RAI viene lottizzata sulla base di questo criterio, che scambia il pluralismo per lottizzazione, ma adesso non è più così; perché nella precedente gestione dell’azienda, ad esempio, esiste una circolare che non è stata mai sconfessata nell’attuale, dell’allora direttore generale Gubitosi, in cui si impone a tutti quanti i dipendenti della RAI di non avere rapporti diretti con i consiglieri di amministrazione, ma di passare attraverso la segreteria del direttore generale”.

D.: Per capirci: in base a quella circolare io dipendente RAI non potrei neanche più stringere la mano?

Diaconale: “In base a quella circolare, noi non dovremmo avere rapporti comunque riguardanti la RAI. Possiamo avere rapporti personali, ma non riguardanti l’azienda. Questa separazione, secondo me, è abbastanza corretta: costituisce un argine alla cosiddetta lottizzazione, ed è sacrosanta; però non definisce il ruolo che il Consiglio di Amministrazione deve avere adesso. Dopo la legge di riforma RAI di “riforma”, il ruolo del Consiglio di Amministrazione, a mio parere è diventato un ruolo di assoluta importanza, proprio per la difesa di quei valori di libertà e di pluralismo di cui stavamo parlando. Perché la nuova legge RAI, quella che entrerà in vigore per la nomina del nuovo Consiglio d’Amministrazione, quando noi scadremo tra due anni e mezzo, nel 2018, trasporta la RAI da emanazione del Parlamento a diretta emanazione del Governo”.

D.: Spieghiamolo bene questo punto, per favore.

Diaconale: “Finora il Consiglio di Amministrazione veniva eletto dal Parlamento; successivamente, quando entrerà in vigore la nuova legge, che intanto è entrata in parte in vigore trasformando i poteri del direttore generale in quelli di amministratore delegato, imporrà l’elezione del Consiglio di Amministrazione attraverso una nuova procedura: due Consigli di Amministrazione saranno eletti direttamente dalla Camera, a maggioranza semplice; siccome la Camera sarà eletta sulla base dell’Italicum e la maggioranza presente nella Camera sarà blindata dal premio di maggioranza, i due rappresentanti della Camera in Consiglio d’Amministrazione RAI saranno espressione, fatalmente, della maggioranza di Governo. Lo stesso vale per i due che verranno eletti dal Senato che, a sua volta, sarà il Senato riformato”.

D.: Dai per scontato che il referendum che ci sarà ottobre darà il risultato che il Presidente del Consiglio Renzi si augura…

Diaconale: “Non lo do per scontato. Do però per scontato un disegno complessivo che, attraverso il combinato disposto della legge elettorale, della riforma del Senato e della legge sulla RAI, trasferisce la RAI dal Parlamento al Governo. È un ritorno al passato, se vogliamo, è un ritorno all’EIAR: quando era il Governo che controllava direttamente il servizio pubblico. Allora secondo me, questo Consiglio di Amministrazione ha un ruolo importante, quello di difendere il pluralismo”.

D.: In più il direttore generale viene nominato anche lui da Palazzo Chigi

Diaconale: “Viene nominato dai consiglieri di amministrazione, che sono emanazione… Avremo un vertice dell’azienda radiotelevisiva di Stato che sarà espressione del Governo. Questa è una logica di spoils system, che può essere anche accettata, ma occorre avere dei bilanciamenti. Altrimenti va ad inficiare la funzione del servizio pubblico, quello del rispetto del pluralismo; se non c’è questa funzione, perché ci deve essere il servizio pubblico? Se il servizio pubblico non è pluralista, non è servizio pubblico. È al servizio del potere dominante. Il rischio sul funzionamento della democrazia nel nostro Paese diventa un rischio importante, se si tiene conto che la RAI, grazie alla modifica della legge e del canone che è stato inserito nella bolletta per combattere l’evasione, potrà contare su risorse aggiuntive notevoli che la metteranno in condizione, di essere l’elemento dominante nel mercato informativo italiano, un elemento di particolare forza”.

D.: Ci metti in guardia, diciamo, dai pericoli che si corrono, “domani”. Però c’è anche un problema dell’“oggi”. Faccio due nomi: Marco Pannella da una parte, il leader della Destra Francesco Storace dall’altra… In tutti i talk show, i programmi di approfondimento radio-televisivi, dove si dà conto di posizioni politiche, ecco, questi due non hanno diritto di cittadinanza; è come se non esistessero, cancellati. Per questo dico che c’è un problema di “domani”, ma soprattutto ce n’è uno dell’“oggi”…

Diaconale: “Ne sono ben consapevole…”.

D.: Come se ne esce?

Diaconale: “E uno dei compiti che mi sono dato: quello di cercare di incidere su questa riduzione di pluralismo esistente all’interno della RAI; la riduzione di pluralismo non riguarda soltanto alcune persone, alcuni personaggi politici, perché oggettivamente è vero, la presenza di Pannella nella RAI pubblica è una presenza che è sempre stata molto ridotta, un po’ perché i conduttori e i giornalisti lo temono…”.

D.: Lo temono?

Diaconale: “Lo temono perché Marco tracima…”.

D.: È fluviale, va bene…”

Diaconale: “È fluviale e quindi saperlo gestire, poterlo gestire diventa complicato; c’è questa sorta di timore, che non nasce solo da una pregiudiziale politica; nasce da un timore che, in alcuni casi, addirittura, è reverenziale. Poi non nascondo che ci siano dei problemi anche di natura politica nei confronti di Pannella, così come nei confronti di Storace…”.

D.: E’ soprattutto nei programmi di approfondimento politico che si accentua questa cosa; inoltre spesso si imbastiscono, letteralmente, dei processi prima ancora che i processi veri siamo posti in essere…

Diaconale: “Debbo dire che alle volte sobbalzo sulla sedia quando vedo certi servizi che mi raccontano di vicende, inchieste o arresti per cui sono tutti quanti già colpevoli…Non è un problema personale, è un problema culturale. Ma lo trasporto anche su altri settori. In Consiglio d’Amministrazione abbiamo affrontato il problema delle fiction. La RAI ha trasformato il filone, diciamo, della mafia in una sorta di vecchio filone western cinematografico e non c’è una sola fiction che… Ho partecipato all’ultimo Congresso di Nessuno Tocchi Caino ad Opera, a Milano…”.

D.: …il Carcere di Opera….

Diaconale: “Il carcere di Opera, sì. E si è evidenziato un problema gigantesco, quello dell’ergastolo…”

D.: L’ergastolo ostativo…

Diaconale: “Per l’appunto. Esiste una fiction che parli di questo fenomeno?
No. E’ un fenomeno grave. Un fenomeno che riporta indietro di duecento anni il paese di Cesare Beccaria. Credo che la RAI, come servizio pubblico, debba avere un’attenzione anche per questi aspetti, per gli aspetti della carcerazione preventiva. Il problema della giustizia è che non deve essere intesa come la legalità che colpisce, ma come la legalità fondata sul rispetto dei diritti dei cittadini. E’ un’azione difficile, non devi cambiare i comportamenti, devi cambiare sostanzialmente i modi di pensare, che nascono da certi tipi di cultura dominante che vengono introiettati automaticamente soprattutto nelle nuove generazioni di giornalisti, che trovano normale, che ne so, trattare Bossetti come un criminale incallito, anche se non c’è nessuna sentenza passata in giudicato, ed è ancora sulla fase dell’inchiesta, oppure possono trovare normale che la RAI, poi, trasmette i filmati delle procure che per motivi, diciamo, di sintesi vengono ristretti in funzione di supporto della pubblica accusa, che non è tanto normale in realtà, però c’è, funziona, si trova, avviene così. Quindi la difesa del pluralismo si deve basare anche su questi terreni: da una parte occorre garantire a ciascuna componente politica del Paese lo spazio adeguato all’interno del servizio pubblico; dall’altro, va garantita la presenza di più culture all’interno del servizio pubblico”.

D.: Manca il gusto di raccontare…Al congresso di Nessuno Tocchi Caino a Opera, per esempio, si sono verificate cose sorprendenti: un giudice emerito della Corte costituzionale ed ex ministro della giustizia, Giovanni Maria Flick, dice di essere favorevole all’abolizione dell’ergastolo; il direttore del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, Santi Consolo, prende anche lui un’analoga posizione. Lo stesso direttore del carcere dice: “Guardate l’ergastolo così come viene concepito non serve a niente e, poi, comunque è in contraddizione con la Costituzione che dice che la pena deve tendere a un recupero della persona, quindi o cambiate la Costituzione o cambiate…”
Ecco, su questi aspetti è mancato un “Porta a Porta”, un “Virus”, un qualsiasi programma di approfondimento. Da questo punto di vista, c’è un deficit che è grave, e qui scattate voi, voi come Consiglio, dovreste essere quantomeno di indirizzo…

Diaconale: “Certo”.

D.: Il Presidente del Consiglio Renzi si è molto commosso e ha mandato un messaggio di cordoglio, come è giusto che sia, alla notizia di quel povero bambino che in Burkina Faso viene ammazzato dai terroristi; e ne hanno parlato tutti. Contemporaneamente, c’è stata in Siria una strage di tre o quattrocento persone anche quelle donne e bambini; e non ne ha parlato nessuno… Il servizio pubblico non dovrebbe ignorare quei trecento bambini, solo perché non sono italiani… Oltretutto è un’operazione miope: dovrebbe essere interesse di tutti far sapere il più possibile che questi terroristi non uccidono solo occidentali, cristiani, ebrei, ma anche – e soprattutto – persone della loro religione, dei loro paesi…

Diaconale: “Il problema è proprio questo: bisogna essere consapevoli delle nostre responsabilità. Credo che come Consiglio d’Amministrazione si debba avere questa consapevolezza e compiere ogni sforzo per poter correggere, indirizzare i modi con cui si deve compiere questo sforzo; però rimangono indefiniti; perché o si torna al vecchio metodo, diciamo di tipo lottizzatorio, allora io cerco di piazzare persone che possono esprimere determinate idee, e questo non si può più fare…oltretutto non saprei neppure farlo, non fa parte del mio modo di essere… Mi piacerebbe però avere una serie di regole per poter indirizzare in maniera più efficace in funzione del rispetto dell’apertura a tutte quante le idee circolanti nel Paese, senza pregiudiziali di sorta…, perché avete ragione: bisogna dare le notizie in tutti i modi e in tutte le maniere, anche quelle che possono sembrare poco interessanti: per cui non deve accadere che il bambino italiano ucciso nel Burkina Faso abbia un certo tipo di impatto e i trecento uccisi ogni giorno in Siria, un altro minore. Se poi mi domandate che cosa si può cominciare a fare, vi rispondo che parlo, intervengo, dico la mia…cerco di dire e di manifestare le mie opinioni in maniera corretta, responsabile, non offensiva…”.

D.: Sei un don Chisciotte solitario, o nel Consiglio trovi alleati?

Diaconale: “Devo dire che su queste tematiche mi sembra di trovare sintonia anche con altri, naturalmente con sensibilità diverse. Sono convinto che il servizio pubblico deve affrancarsi dalla schiavitù che molte volte diventa una cortina fumogena, l’alibi dell’audience. Se la RAI usufruisce di un finanziamento pubblico consistente , i soldi dei contribuenti e ne usufruisce perché deve garantire appunto il pluralismo, allora la logica dell’audience non può valere sempre: non ci si può comportare in RAI come se ci si fosse in un’azienda commerciale, dove la legge dell’audience è quella che domina. La legge dell’audience, all’interno della RAI, dovrebbe essere bilanciata dalla necessità di dare spazio a tutte le voci, anche a quelle che magari non richiamano particolare ascolto”.

D.: Una volta, molti anni fa, c’era una doppia ricerca: l’indice di ascolto, da una parte; l’indice di gradimento, dall’altra. Forse lo dovreste ripristinare…

Diaconale: “Lo credo anch’io; ma c’è tanto da fare; per esempio andrebbero valutati co maggiore attenzione i costi delle reti, il modo in cui i contenitori vengono realizzati: molto spesso sono costosi teatrini per pochi, i soliti noti; attorno alla ripetitività di certi contenitori, si possono creare sacche di interessi, non voglio dire di illegalità, ma di interesse, che difficilmente poi possono essere scalzati. Bisogna fissare dei criteri. Per esempio: sempre sulle fiction, bisognerebbe fissare dei parametri per cui si sceglie questa fiction piuttosto che un’altra. Bisogna approfondire queste tematiche, vedere i costi e le spese reali… E poi c’è un grande aspetto, quello della innovazione tecnologica, su cui la RAI si deve misurare. La RAI, finora non dico abbia ignorato il mondo del web, della Rete, ma l’ha tenuto ai margini; questo è un altro terreno su cui bisogna compiere una grande azione di innovazione e recuperare il terreno perduto. Perché se io voglio andare a vedere una notizia mi collego sul sito di uno dei tanti giornali cartacei e non vado sulla RAI? E’ una cosa bizzarra, la RAI ha più filmati di tutti”.

D.: Ho questa impressione: la RAI è una Ferrari guidata come se fosse una Cinquecento; al tempo stesso è una Cinquecento che si vuole corra come una Ferrari; all’interno della RAI, ci sono delle grandissime potenzialità a livello professionale, basterebbe poco per motivarle. Però si fa di tutto per farli lavorare poco e male…

Diaconale: “Mi rendo conto che esiste la necessità di cambiare.
Dite bene: la RAI è una grande azienda con grandissime potenzialità, ha professionalità incredibili e quindi può compiere imprese inenarrabili; ma sulla RAI grava lo stesso vizio che grava su tutto quanto il paese; ci sono apparati burocratici talmente forti, meccanismi talmente paralizzanti capaci di inquinare qualsiasi cosa”.

D.: C’è un paese che sta letteralmente morendo di sete. L’Etiopia. Come ti spieghi che quei milioni di morti non siano notizia?

Diaconale: “E’ una domanda a cui non so rispondere. Non so perché non si accendano queste lampadine. È bene però, che queste lampadine si accendano. Mi farò carico di sollevare il problema e verificare se e come si possa fare e si possa trovare spazi per notizie di questo genere. Questo fa parte, credo, dei compiti di indirizzo del Consiglio d’Amministrazione, e credo che questo sia giusto poterlo fare”.

D.: Hai preso un impegno.

Diaconale: “Cercherò di rispettarlo, è una promessa”.

(trascrizione non rivista dall’autore)

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